Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

venerdì 11 giugno 2004

Intervista a Andrea G. Pinketts

[La Riviera 11/06/2004]

È stato senza dubbio l'incontro piú riuscito della rassegna (la terza edizione della Fiera del Libro di Imperia), quello che ha visto protagonista il sempre piú celebrato scrittore noir Andrea G. Pinketts (dove la G oltre che per Genio sta per Gedeone, almeno secondo la "Storia sociale del giallo" di Carlo Oliva). Presentato da Antonella Viale, l'unica in Riviera che possa tenergli testa, l'autore ha parlato a lungo (piú a lungo di tutti, come sempre) di tutto quello che gli è venuto in mente, sollazzando una folla sempre piú numerosa con battute, siparietti e aneddoti degni del miglior cabaret.

Il punto di partenza è stato Nonostante Clizia, romanzo noir ambientato a Savona che vede la (doverosa) resurrezione dell'alter ego Lazzaro Santandrea, dopo la morte (apparente) avvenuta al termine di Fuggevole turchese, penultimo capitolo della saga.

Pinketts, che rapporto hai con Dio?

«Non sono cattolico, ma neanche ateo. Qualcuno o Qualcosa dev'esserci, da Qualche parte, perciò sono agnostico. Mi sento comunque molto vicino a Dio, visto che Lazzaro, in quanto amico di Gesú, può essere considerato un Suo familiare. Per questo ritengo Dio uno di famiglia.»

Come mai hai deciso di ambientare quest'ultimo romanzo a Savona?

«È facile scrivere storie ambientate al Carnevale di Rio. Da quelle parti si trova tutto ciò che possa "fare" la storia: ballerine e manigoldi, quartieri di lusso e favelas, feste e sparatorie. A Savona invece non c'è niente, a parte una grande tristezza. Imperia, a confronto, sembra Las Vegas. Cosí uno dev'essere davvero bravo per riuscire a far accadere qualcosa che valga la pena di essere raccontato in un posto del genere. Uno come Lazzaro Santandrea, insomma, mica caramelle!»

Perché hai scelto proprio il noir per raccontare le tue storie?

«Per me il noir è un cavallo di Troia in cui posso infilare tutto ciò che ho urgenza di raccontare, oltre che un preciso richiamo alla mia vecchia attività di giornalista investigativo, che mi ha portato tra l'altro a smascherare la truffa dei Bambini di Satana, a dormire un mese alla stazione di Milano travestito da barbone, a lavorare come Sceriffo per il comune di Cattolica e a misurarmi con individui della miglior stazza e della peggior razza.»

Come scrivi le tue storie?

«Di solito parto dal titolo. Della trama non me ne frega niente, però quando comincio so sempre dove voglio arrivare, anche se non ho idea di come ci arriverò. Scrivere per me è un po' come guidare nella nebbia.»

Progetti per il futuro?

«Sono sempre direttore, insieme a Cappi, della Rivista del Mistero edita da Addictions di Milano, che presto arriverà anche a Imperia. Il nuovo numero, in libreria tra poco, sarà dedicato al mostro di Firenze. Il prossimo libro uscirà invece l'anno prossimo e sarà una raccolta di racconti dedicata al cinema. La cosa piú importante comunque è la traduzione dei miei primi romanzi in americano, per volere di Linda Lee Bukowski che mi considera, per stile e idee, il figlioccio del grande Charles.»

Marco Vallarino

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