Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

lunedì 30 agosto 2004

Intervista a Tiziano Scarpa

[Il Secolo XIX 30/08/2004]

Borgo Prino, Imperia. «Non stanno ballando, si stanno termo regolarizzando.» Alla brezza marina ormai freschetta di sabato scorso alla sera, lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa ironizza sulle vicende tutte imperiesi della Scala Azzurra: uno dei locali - stabilimento della culla del divertimento estivo imperiese, Borgo Prino, multato alcune settimane fa per eccesso di ballo e rumore e, pertanto, a rischio di vedersi sospendere la licenza per fare musica dal Comune. La Scala Azzurra ospita Scarpa come uno degli ultimi protagonisti della stagione degli aperitivi letterari, cominciata all'inizio dell'estate con Marco Philopat, Lello Voce, Wu Ming e continuata con tanti altri autori e scrittori. Scrittori e autori che, il Veneziano in testa, sono pronti a mettere la loro firma sull'appello agli intellettuali che l'ex circolo Arci ha in cantiere per difendere, dopo due estati ricche di proposte e spettacoli, la prossima stagione, minacciata dalla sospensione della licenza che gli consente di proporre, fra le altre cose, piccoli intrattenimenti musicali.

Argomento tutto imperiese, si diceva, di fronte al quale però lo scrittore veneziano non si tira indietro. Dopo tutto ha viaggiato sette ore in treno, dalla costa veneta a quella ligure, per accettare l'invito della Scala Azzurra a leggere, di fronte a un pubblico stipato sulla spiaggia, brani del suo ultimo lavoro con Einaudi, Corpo. Cinquanta parti dell'organismo umano, descritte alla maniera a tratti quasi visionaria di Scarpa, in bilico fra l'ispirazione autobiografica e quella universale.

Scarpa, si sente di dare un voto al locale?

«Ci sono le palme, le lucine, la luna fra gli ospiti, vanitosa come sempre, e grandi scrittori... Direi nove perché si può sempre migliorare. Quello che mi pare curioso, ma non accade solo a Imperia, è che a offrire cultura sia un posto che dà da mangiare e da bere. Impresa ultra meritoria ma, viene da dire, forse non è compito loro.»

A prescindere, lei è pronto a firmare l’appello degli intellettuali per la Scala Azzurra?

«Certo, per quello che può valere, sono pronto a spendere il mio nome se si tratta di difendere luoghi come questo, essenziali per me e per tutti gli autori che nella vita non vogliono soltanto vendere i loro libri ma, al contrario, si nutrono degli incontri con le persone che magari non ti hanno mai letto, eppure ti vengono ad ascoltare. Posti cosí sono come cavalli di Troia.»

Cavalli di Troia nel senso di avamposti?

«Sí. La mia impressione è che oggi la cultura viva cosí, presentandosi in Cavalli di Troia appunto, facendo apparizioni anche un po' svagate ma in maniera cordiale come questa sera. E in contesti come questi la bellezza trova spazio per dire una parola.»

E di belle parole Scarpa ne dice parecchie sabato sera, facendosi ascoltare come un performer consumato mentre consulta l'indice del suo Corpo alla maniera di un juke box, per dare al pubblico la possibilità di scegliere una lettura, o parte del corpo, piuttosto che un'altra. Ombelico, cuore, testicoli, gomiti e bocca, sono i capitoli scelti dal pubblico eterogeneo della Scala Azzurra (fra cui molti bambini), venuto a sentire l'autore di Venezia è un pesce, Occhi sulla graticola, e Kamikaze d'occidente, e deciso a non rinunciare alla prossima stagione di autori e, possibilmente, anche di musica e balli.

Francesca Forleo

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