Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

venerdì 27 ottobre 2006

A scuola di ottimismo dai Finley

[News Liguria Magazine 27/10/2006]

Hard pop sì, ma con ottimismo. Grandi protagonisti dell’ultimo spettacolare weekend live del Pop di Diano San Pietro, con la strabiliante anteprima del tour nazionale che da fine mese porterà in giro per l’Italia le canzoni del nuovo album, i Finley si fanno valere pure ai nostri microfoni, assolutamente entusiasti del fantastico momento che stanno vivendo. La loro ascesa è stata infatti molto rapida. Uscito nel novembre del 2005, l’album “Tutto è possibile” ha riscosso tanti consensi regalando alla band supergiovane di Legnano un primo tour nazionale, partecipazioni a manifestazioni e trasmissioni come il Festivalbar e un posto nella finale italiana degli Mtv Music Awards. «Il successo ha un po’ cambiato il nostro modo di percepire le cose – ammette il chitarrista Carmine. – Da sette mesi siamo sempre in giro per concerti e presentazioni perciò, quando torniamo, ci sembra quasi strano stare a casa. E i genitori devono farci da centralini perché riceviamo telefonate in continuazione.»

«Essere in finale ai Music Awards, insieme a personaggi come Ligabue e Jovanotti, ci fa piacere – aggiunge il bassista Stefano – Adesso tutti ci cercano perché siamo la novità del momento, ma la musica è la nostra vita e speriamo di continuare a fare concerti ancora per parecchio. Quello che ci servirebbe ora è una voce femminile per un nuovo pezzo che stiamo preparando.»
Ma come mai cantate sia in italiano che in inglese, utilizzando a volte lo stesso arrangiamento per più brani? «La verità è che abbiamo iniziato a scrivere i testi e a cantare in inglese, quattro anni fa – racconta Dany, il batterista – Poi è stato Cecchetto a farci produrre il primo singolo in italiano, “Tutto è possibile”, recuperando le basi di “Make up your own mind”, il pezzo che mandavamo in giro come demo insieme al video girato dall’amico regista Marco Lamanna. Per noi è indifferente utilizzare una lingua piuttosto che l’altra, basta esprimere ciò che abbiamo dentro».

L’ottimismo dei Finley è contagioso, ma da dove arriva? «Siamo giovani – spiegano. – Finora ci è andato tutto bene e poi non ci sembra giusto parlare male di situazioni che ancora conosciamo poco. Inoltre la musica deve pure servire a trasmettere sensazioni positive a chi la ascolta. Purtroppo ci sono ragazzi che vivono male perché sono condizionati da pregiudizi e luoghi comuni. Solo l’esperienza però può permettere di farsi delle idee sulle cose per esprimere poi dei giudizi.»

«Anche tra noi ci deve essere la giusta intesa – aggiunge Marco detto Pedro, voce della band – Per sfondare non basta avere una buona tecnica, ci vuole pure l’affiatamento. Ci siamo conosciuti all’Accademia della Musica e per arrivare qua abbiamo davvero lavorato sodo, sempre insieme, prova dopo prova. Ormai siamo come fratelli, penso che si veda quando siamo sul palco.»

Si vede e… si sente!

Marco Vallarino

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