Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

lunedì 12 marzo 2007

Stefania Garetto: un'imperiese a Chicago

[Il Secolo XIX 12/03/2007]

Una giovane studentessa imperiese in cattedra all’Università di Chicago, gomito a gomito con un premio Nobel. Si chiama Stefania Garetto la trentenne, felicissima protagonista di questo formidabile exploit americano, raggiunto dopo anni di studio in giro per il mondo e una prima laurea in discipline economiche e sociali alla Bocconi di Milano. Arrivata al quinto e ultimo anno del dottorato in Macroeconomia, Stefania ora, oltre a tenere un corso di Microeconomia, sta preparando la tesi insieme al leggendario Robert Lucas, premiato nel 1995 col Nobel per l’economia.

«L’anno prossimo cercherò un posto da professore – annuncia la ragazza raggiante, che nel 1996 aveva conseguito la maturità al liceo classico De Amicis di Oneglia – Spero di trovare una buona università in cui andare a insegnare, per continuare a stare in un ambiente ideale per fare le mie ricerche. Il mio sogno sarebbe New York.»

Ma come c’è finita l’imperiese Stefania Garetto a insegnare e studiare economia dall’altra parte dell’oceano? «Il merito è stato del professor Citanna, conosciuto a Parigi durante l’Erasmus, che è stato il primo a parlarmi della possibilità di fare un Philosophy Doctorate in America. In effetti, dopo essermi laureata, ogni volta che andavo a fare un colloquio, una vocina nella mia testa mi diceva: Questo lavoro non fa per te, tu vuoi qualcos’altro.»

Alle fine Stefania Garetto tenta il grande salto e prepara sette domande di ammissione per le principali università di economia americane tra cui Chicago. «Una scuola molto famosa – racconta – iniziata con Milton Friedman (morto recentemente) negli anni 40, che si è sempre distinta per il rigore matematico dell’analisi e il tentativo di trattare l’economia come una scienza, in cui si fanno ipotesi basate su modelli e si cerca la verifica empirica nei dati. Il posto ideale per me e devo dire che quando ho ricevuto la lettera che diceva: “We are happy to accept…” ho fatto davvero i salti di gioia. Mi avevano preso dandomi pure una borsa di studio che copriva le tasse universitarie (trentamila dollari all’anno) e uno stipendio mensile per vivere.»

Il primo anno in America è stato però molto duro. «Un incubo – racconta Stefania Garetto – con esami su esami e notti passate su compiti da consegnare il giorno dopo. Vivevo in un pensionato, mangiavo male, l’inglese non era dei migliori e i rapporti sociali nemmeno, la paura degli esami rovinava tutto. Chicago poi è tristemente famosa per il test finale del primo anno, che manda a casa un terzo degli studenti. Così continuavo a studiare, andando a letto alle 4 con la sveglia alle 7 del mattino dopo e il terrore di tornare a casa e dire non ce l’ho fatta. Ma alla fine ce l’ho fatta, perché chi la dura la vince. Poi la vita è cambiata. Ho preso un appartamento, iniziato a cucinare, scoperto che Chicago è una città straordinaria e piena di vita e di cose da fare. Ho iniziato a insegnare, a fare i corsi che volevo e a scrivere le prime ricerche. Adesso sono fidanzata con Josè, un ragazzo spagnolo pure lui al quinto anno, e sto bene. A Imperia torno spesso e volentieri, a Natale e d’estate. La mia vita però è qui a Chicago, dove posso fare quello mi piace, dentro l’università e fuori».

Marco Vallarino

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