Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

venerdì 20 aprile 2007

Vittorio Alfieri sul palcoscenico del Teatro Instabile

[Il Secolo XIX 20/04/2007]

Quanto è lungo il palcoscenico del Teatro Instabile? Secondo gli ultimi calcoli almeno da Imperia fino ad Asti, visto che la nota compagnia imperiese debutterà stasera, con i suoi elementi di spicco, al Teatro municipale di Moncalvo (Asti) nella commedia Alf-ieri oggi Vittorio di Pellegrino Delfino, preparata con il gruppo astigiano Agar Teatro.

Uno spettacolo inserito nel circuito teatrale della Regione Piemonte, che rappresenta il frutto di una collaborazione tra due compagnie di regioni diverse. L'allestimento di Alf-ieri oggi Vittorio nasce quindi come condivisione dell’esperienza del teatro, con la possibilità per i partecipanti di apportare le proprie conoscenze e capacità per raggiungere un obiettivo di crescita comune.

Della compagnia Teatro Instabile, accanto al regista attore Gianni Oliveri nella parte del conte Alfieri, ci saranno Livia Carli (Concetta, verace serva napoletana) e il tecnico audio-luci Italo Cotta. Ma sul palcoscenico ci sarà pure un altro imperiese doc, autore anche della suggestiva scenografia: Sergio Raimondo del Teatro dell’Albero di San Lorenzo, nei panni di Gennaro, finto nobile napoletano e consigliere del conte.

«Con questo spettacolo proveremmo a smitizzare l'Alfieri storico, ufficiale, quello che la tradizione non cessa di tramandarci con il perenne cipiglio e la boria gladiatoria del volli, fortissimamente volli – annuncia l'autore e coregista della commedia, il drammaturgo e psicologo Pellegrino Delfino. – Nella pièce, Alfieri vive a Napoli (come spesso nella realtà storica) tra servi e amici di umili condizioni da cui pretende la lettura della sua tragedia: Saul. Sarà quindi la messa in scena di qualcosa che sta per accadere (la lettura della sua tragedia), ma non accadrà mai, per l’intervento imprevedibile di scampoli di evenienze e pettegolezzi che l’humus partenopea, prodiga di ammiccamenti, sa provocare bonariamente inducendo anche l'Alfieri a una fertilità più allusiva, più segreta. Un clima napoletano, che trasformerà il conte Alfieri in un Vittorio senza maschera tragica.»

Marco Vallarino

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