Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

venerdì 23 novembre 2007

Gente della Notte 45 - Bunna

[News Liguria Magazine 23/11/2007]

Puntata a tutto reggae questa volta per Gente della Notte, la rubrica dedicata ai personaggi che animano le più belle serate nei locali del ponente ligure. I nostri riflettori si accendono infatti su Bunna, tornato a esibirsi in Riviera ai primi di novembre al Pop di Diano San Pietro. Il poliedrico artista torinese, fondatore con Madaski degli Africa Unite, è arrivato in compagnia del percussionista Vito e del deejay Vale per offrire una performance a base di ritmi giamaicani e africani. Un caleidoscopico spettacolo sospeso tra il live e il dj set, che ha fatto ballare fino a tarda notte il pubblico superfidelizzato della discoteca.

«È sempre un piacere proporre questi cross-over che mettono insieme componenti di gruppi diversi e creano scalette a 360 gradi destinate a spaziare dal reggae allo ska, dal dancehall al reggaeton – ammette Bunna salendo in consolle. – In fondo siamo persone che si conoscono da una vita e condividono tanta stima e amicizia.»

L'ingresso di Bunna nel mondo del reggae è avvenuto però in maniera piuttosto casuale. «Ho conosciuto questo tipo di sound soltanto dopo la morte di Bob Marley – rivela il musicista di Pinerolo. – Era la fine del 1981 e insieme a Madaski cercavo qualcosa di diverso dal solito per dare vita a una nuova band. Alla fine scegliemmo il reggae perché, per la nostra situazione, era innovativo e caratteristico. E così nacquero gli Africa Unite

Inizialmente Bunna e Madaski (con Marcello Tamietti alla batteria e Ciro Cirri al basso) proposero soltanto cover e pezzi reggae con testi in inglese (alcuni dei quali raccolti negli album “Mjekrari” e “Llaka”), impiegando poi molto tempo per lanciare anche un repertorio di propri brani in italiano.

«Effettivamente ci sono voluti anni per impratichirci con il genere e arrivare a distinguerci dalle realtà musicali che ci avevano ispirato – prosegue Bunna. – Piano piano alle cover di Bob Marley abbiamo sostituito i nostri lavori, dando la svolta all'inizio degli anni 90 con la produzione dei primi brani in italiano per acquisire uno stile tutto nostro che ci garantisse anche un'identità precisa agli occhi di chi ci seguiva.»

Le uscite di “People Pie” nel 1991 e di “Babilonia e poesia” nel 1993 diedero quindi la definitiva consacrazione agli Africa Unite, che si imposero all'attenzione del grande pubblico come una delle band di punta del panorama musicale alternativo. Già alla fine degli anni 80 comunque Bunna e soci si erano fatti notare per la campagna contro l'apartheid in Sudafrica.

«Dare spunti di riflessione credo faccia parte dell'attività di ogni artista – spiega il cantante. – Quello del reggae poi è un mondo estremamente comunicativo e rivoluzionario, che ben si presta a trasmettere certi tipi di messaggi a favore della fratellanza universale. Successivamente abbiamo anche propagandato la realtà e i valori della Resistenza, mentre nel 2000 ci siamo mossi contro la pena di morte, a fianco di Amnesty International.»

Tra i momenti più importanti della storia degli Africa Unite c'è anche l'applauditissima esibizione a Negril, in Giamaica, senza dimenticare le partecipazioni ad Arezzo Wave e al festival francese “Les Transmusicales” di Rennes. La ristampa dei vecchi album nel 2001 e l'uscita dei nuovi “Mentre fuori piove” nel 2003 e “Controlli” nel 2006, con una formazione costantemente ampliata e rinnovata e tantissimi concerti in giro per l'Italia e all'estero, ha poi permesso alla band di Bunna e Madaski di festeggiare alla grande i primi 25 anni di attività, con tutta l'intenzione di utilizzare ancora per molto a lungo il reggae come un trampolino di lancio verso le più fantastiche avventure musicali.

Marco Vallarino

Nessun commento: