Il diario della vita in Riviera (a cura di Marco Vallarino)

domenica 3 giugno 2012

Vietato ballare al Prino di Imperia

[Il Secolo XIX 3/06/12]

Non c'è pace per la movida del Prino a Imperia. Il borgo marinaro di Porto Maurizio, da oltre dieci anni meta prediletta del popolo della notte, sta vivendo un inizio di stagione difficile, che rischia di mettere a repentaglio la buona riuscita di una estate di balli, musica, divertimento. Dopo il rinvio dell'apertura delle discobeach Capanne Africane e 50 Beach, sono arrivati lo scorso fine settimana i controlli delle forze dell'ordine al Tapas e al Ferrocarril, che pare abbiano riscontrato alcune irregolarità, tra cui quella di certe persone che, nei due locali, si muovevano in modi riconducibili al ballo, cosa non permessa in esercizi sprovvisti della licenza da discoteca. Da qui, l'originale iniziativa dei gestori che, per chiarire ogni equivoco, hanno affisso voluminosi ed eloquenti cartelli con su scritto: Vietato ballare. Una situazione kafkiana in quello che dovrebbe essere lo scenario deputato al divertimento.

«Mi viene voglia di tornare in Emilia, dove ho gestito locali notturni per anni senza problemi, mentre a Imperia non si riesce mai a fare la cosa che dovrebbe essere più lecita e normale, cioè lavorare – dice Francesca Di Latte, mamma di Manuel Legrottaglie, titolare del Ferrocarril. – La prossima volta metterò pure cartelli con su scritto Vietato Sorridere e Vietato Respirare, perché questa situazione ci sta esasperando. Il nostro locale non è una discoteca e chi viene non la fa certo per ballare, noi però non possiamo impedire alla gente di muoversi nei modi che ritiene opportuni, se questo non dà fastidio agli altri. Tra l'altro, quando sono venuti a fare i controlli, era in corso un concerto di musica hip hop e il palco (che una volta era la pista) era stato chiuso per permettere al cantante di fare il suo show, dunque non ci sarebbe stato neppure lo spazio per ballare».

Dal Tapas, la titolare Anna Chiusano, che al Prino ha vissuto tante stagioni, prova a buttare acqua sul fuoco. «I controlli ci sono sempre stati – spiega la donna – e servono anche a noi locali per fare in modo che tutti rispettino le medesime regole e lavorino in sicurezza e serenità. Però c'è modo e modo di fare le cose e, in un periodo di crisi, ci si aspetterebbe più comprensione per le difficoltà di aziende piccole come le nostre, che stanno alla base dell'economia del paese. Invece, alla prima occasione, siamo sempre tartassati, nonostante la ribadita disponibilità a collaborare con tutti per non dare fastidio a nessuno e far divertire che ha ancora voglia di farlo».

Marco Vallarino
posta @ marcovallarino.it

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